

(hummmm) Ultima corsa, tardi. Schermo spento,
poi acceso.
Le porte fanno un colpo secco.
L’annuncio dice piano la fermata.
Nel vetro ritorno in due: io e la mia faccia.
Conto i minuti come spiccioli in tasca.
Ogni trenta secondi controllo lo schermo.
So già che non arriva.
Sedili vuoti, poi qualcuno ci cade dentro.
Scarpe consumate, testa che dondola.
Mi chiedo se anche loro hanno un punto da mancare.
Io ce l’ho, e brucia piano.
È l’ultimo treno, l’ultimo treno.
Io resto sveglio, resto sveglio.
È l’ultimo treno, l’ultimo treno.
Se scendo adesso, dove vado io?
(ooh) Resto in movimento.
(ahhhh) Un ragazzo dorme con le mani sulle ginocchia.
Una signora stringe il sacchetto come fosse un cuore.
Fuori, le finestre si spengono una a una.
Io no, io non mi spengo.
Se eri qui, eri diversa.
Se non eri qui,
eri comunque qui.
La mappa sopra la porta finge ordine.
Io scorro i nomi e non ci sono dentro.
La voce dice: prossima.
Io penso:
ancora. È l’ultimo treno,
l’ultimo treno. Io resto sveglio,
resto sveglio. È l’ultimo treno,
l’ultimo treno. Se scendo adesso,
dove vado io? Tra due fermate mi sento quasi bene.
Il rumore delle rotaie mi fa da coperta.
Qui dentro nessuno mi chiede niente.
Qui dentro almeno ho una direzione.
È l’ultimo treno, l’ultimo treno.
Io resto sveglio, resto sveglio.
È l’ultimo treno, l’ultimo treno.
Non voglio scendere, non ancora,
no. È l’ultimo
treno, l’ultimo treno. Se
scendo adesso, dove vado io?
La porta si apre e richiude.
Io resto un secondo di più. (hummmm)